Il dottor Camillo Catarozzo, laureato in Economia e Commercio, è Commercialista, Revisore legale, già Consigliere dell’Ordine di Salerno per diversi anni ed ha ricoperto numerosi incarichi nel Credito Cooperativo regionale e nazionale. È stato per 13 anni vicepresidente vicario di Banca Campania Centro. È il settimo presidente da quando nel 1914 la Banca (prima Cassa Rurale Artigiana) è stata fondata. Stretto collaboratore dello storico presidente Silvio Petrone, ne ha condiviso una larga fetta dell’importante percorso che ha portato la Banca ad essere oggi una delle più solide dell’intero Mezzogiorno.
I vostri servizi a quali operatori sono rivolti e quali sono riservati alla filiera agricola?
I nostri servizi sono rivolti a famiglie, imprese e, in particolare, ai soci. Siamo nati come Cassa agraria di prestiti divenuta successivamente Cassa Rurale e Artigiana, quindi poniamo grande attenzione – ancora oggi – alle aziende agricole. Molti investimenti li effettuiamo proprio a vantaggio di queste imprese, ma lo scenario dei nostri impieghi è comunque ampio: dal privato, che ha bisogno di un piccolo finanziamento per spese personali, al finanziamento alle aziende per l’acquisto dei macchinari necessari alla propria attività.
Qual è la vostra strategia per mantenere ed ampliare la vostra clientela?
La strategia è quella di essere presenti il più possibile sul territorio, con uno studio accurato delle esigenze attraverso le relazioni personali instaurate nel corso degli anni e la nostra rete potenziata nell’ultimo anno.
Siamo una banca di comunità e questo ci privilegia nel rapporto con la clientela.
Quali sono i benefici ad essere soci della BCC?
Il beneficio è quello di far parte di una cooperativa, quindi cooperatori nel senso più ampio della parola. Ciò vuol dire appartenere a un soggetto economico di cui tutti sono i proprietari, poiché ognuno conta con il proprio voto; non sono previste partecipazioni di maggioranza o di minoranza, vige assoluta democrazia economica. Gli indirizzi e le attività della cooperativa vengono indicati in occasione delle Assemblee dai soci.
Ci sono numerosi vantaggi, inoltre, di cui i soci possono beneficiare, come l’attività di mutua assistenza. Abbiamo attivato, a tal proposito, l’Associazione Mutualistica Hygieia, che svolge iniziative a tutela della salute nel senso più ampio possibile e per favorire il tempo libero, come viaggi, gite e manifestazioni culturali.
Parlando dell’azione nei confronti della filiera agricola, quale è il vostro aiuto concreto per aiutare il comparto a risolvere le problematiche contingenti?
Fortunatamente in questo periodo il nostro territorio non sta riscontrando grandi problematiche. Nei momenti critici ci siamo sempre stati, intervenendo con celerità e precisione. Ad esempio, nel periodo di pandemia, ancor prima che uscissero i decreti di sostegno alla collettività, noi avevamo già provveduto di nostra iniziativa a deliberare le proroghe delle rate relative ai mutui a favore dei nostri soci e dei nostri clienti. Per questo ci definiamo e siamo banca di territorio, di comunità: perché siamo attenti a quello che accade e cerchiamo di essere pronti a soddisfare le necessità nei momenti difficili.
E come vi è parsa la ripresa post pandemia nel campo agricolo?
Il nostro tessuto agricolo, e in particolare la quarta gamma, non ha subito un forte contraccolpo a causa della crisi, malgrado l’aumento di beni e dei servizi essenziali per la produzione come quello dei concimi e dell’energia. Si attendono ora le conseguenze nell’attività di trasformazione.
Per quanto riguarda il nostro territorio, ci sono ottimismo e fiducia anche grazie alla ripresa del settore turistico.
La crisi dovuta alla guerra in Ucraina ci riempie d’incognite sia dal punto di vista delle prospettive future, sia dal punto di vista finanziario, a causa della volatilità dei mercati finanziari internazionali. Tuttavia, la nostra solidità, confermata dal relativo indice CET1 che si attesta al 28,05% – dati della semestrale – è garanzia di affidabilità per i nostri soci e clienti.
La BCC è socio fondatore del Consorzio Edamus: quali sono le ragioni che vi hanno portato ad aderirvi?
Ho il privilegio di avere avuto un ruolo decisivo nell’ideazione del Consorzio Edamus. Quando il governo mise in campo gli aiuti e i vantaggi per l’internazionalizzazione delle nostre aziende, compresi subito che sarebbe stato uno degli strumenti che sarebbero diventati necessari per lo sviluppo delle nostre aziende.
Non è stato facile far comprendere alle aziende che dovevano mettere a disposizione della comunità le loro conoscenze, attività e, soprattutto, tutto quello che avevano realizzato con il loro lavoro. Penso che il Consorzio Edamus sia uno dei primi esempi di come fare sistema per l’internazionalizzazione della nostra provincia.
Edamus sta crescendo e questo è motivo di grande orgoglio, mio personale ma anche per la banca che rappresento. L’auspicio è che le aziende di Edamus aumentino sempre di più, dando continuità a questo consorzio, e che siano sempre più competitive.
Che ruolo ha la banca all’interno di Edamus?
In quanto banca, l’adesione ha avuto lo scopo di dare un segnale forte ai soci e non, per dare testimonianza della presenza di una banca accanto ad un Consorzio utile e necessario.
Non possiamo essere promotori di iniziative ma siamo sempre in prima linea ad appoggiare le attività proposte dal Consorzio.
Il vostro lavoro si sviluppa anche all’interno del Distretto Agroalimentare di Qualità della Piana del Sele. Cosa vi ha spinti a farne parte e con quali obiettivi avete aderito?
L’adesione al Distretto Agroalimentare di Qualità è in linea con i principi ispiratori della nostra adesione a Edamus. La mia convinzione è che l’Italia dei distretti sia la soluzione per potenziare l’economia, proprio come quella di fine anni ‘80 ed i primi anni ‘90, che ha favorito un grande sviluppo economico, soprattutto in alcuni settori.
Il Distretto Agroalimentare, che rappresenta un punto di forza per le nostre zone, deve diventare veramente un volano per incrementare le attività delle nostre aziende. Forse sarebbe opportuno che nella nostra provincia si creasse un polo fieristico, facendolo diventare il più importante del Sud Italia. Purtroppo, oggi questo non accade a vantaggio di centri fieristici come Parma o Verona.
In Campania, soprattutto a Salerno, potremmo essere avvantaggiati dall’apertura dell’aeroporto Costa d’Amalfi e dallo sviluppo che sta investendo l’intera provincia, in particolar modo la Piana del Sele.
Realizzare in quest’area un centro fieristico di grandi dimensioni darebbe uno slancio definitivo all’economia del territorio, facendolo diventare uno dei più importanti d’Europa.
E questo è uno dei progetti a cui potrebbe lavorare il distretto?
Come banca possiamo solo promuovere e alimentare, nei limiti del possibile, questo progetto, che necessiterebbe di un intervento forte della politica, attivando, se necessario, un partenariato pubblico – privato.
Quali sono gli interventi che attuerete, direttamente o anche indirettamente, all’interno del distretto?
Il distretto agroalimentare, vista anche la presenza di aziende importanti, sarà un volano per l’economia. Noi lo alimenteremo con l’attività finanziaria, affiancando le aziende nel modo opportuno, con attività di consulenza, contribuendo alla diffusione della cultura d’impresa.
Quindi il vostro apporto può essere importante anche per modernizzare quella che è una agricoltura legata ancora ad un’idea imprenditoriale un po’ antica?
Il passaggio generazionale sta dando buoni frutti, dobbiamo dire. Abbiamo degli ottimi imprenditori nel settore agricolo, in particolar modo tra i giovani. Quello che possiamo fare è confrontarci con loro e, soprattutto, dare consulenza su finanziamenti che siano compatibili con le loro attività e restituibili, perché oggi, con le nuove normative, non pagare delle rate di finanziamenti di mutui diventa pericolosissimo per le aziende, si corre il rischio di essere fuori dal circuito imprenditoriale.
Dunque, crede che ci sia una risposta positiva dei giovani in merito al settore agricolo, che stiano anche riprendendo quello che è il legame con il nostro territorio, quello che ci identifica come territorio?
Non in una percentuale auspicabile, ma in molti si stanno avvicinando all’agricoltura perché sempre più tecnologica e motivante dal punto di vista professionale. Penso ad attività in crescita come quelle delle erbe officinali e allevamento delle lumache, settori dove ci sono degli indotti enormi. I giovani possono dare un contribuito importante a modernizzarla anche in considerazione del fatto che le misure agevolative nei loro confronti esistono e sono molto interessanti.
Per quanto riguarda le successioni, nelle famiglie e nelle aziende importanti della nostra zona, i giovani hanno dato prova di essere in gamba e di saper sostituire i loro genitori, quindi, contiamo molto su di loro.
a cura di Fabiola Marono © Riproduzione riservata